Ai giovani dico: molto studio e poco calcio
“Ho chiesto ad alcuni giovani cinesi cosa avrebbero fatto nel fine settimana. La risposta è stata: “Lavoriamo”. E sapete perché nel calcio la Cina, pur con i suoi miliardi persone, è solo al 130° posto? Perché là i ragazzi non giocano a pallone. Ricordiamoci allora che volenti o nolenti i nostri ragazzi sono e saranno in concorrenza con questi che studiano tutto il giorno”.
E’ Alberto Forchielli che parla, invitato dal Lions Club Imola Host. Il tema è quello delle prospettive lavorative ed economiche dei nostri giovani e tra il pubblico ci sono anche i presidi degli istituti superiori. Mette le mani avanti, Forchielli, premettendo che non è uno studioso teorico di questi temi, ma dice di lavorare da sempre a contatto con i giovani di tutto il mondo. Docente universitario di Economia a Bologna, ma anche imprenditore continuamente in giro in particolare negli Stati Uniti, India e Cina. Quindi un profondo conoscitore del mondo globalizzato di oggi.
Per fare l’imprenditore oggi occorrono grandi conoscenze soprattutto di carattere scientifico. Nel dopoguerra, spiega Forchielli, si poteva fare l’imprenditore anche solo con la quinta elementare o mettendosi in proprio uscendo da una fabbrica in cui si era lavorato. Oggi bisogna essere plurilaureati. E a sostegno della sua tesi Forchielli parla della Cina che ben conosce. <Fino ad oggi la Cina ha primeggiato nella produzione di oggetti di basso costo e di bassa qualità. Ora però sta cominciando a produrre prodotti di altissimo livello tecnologico, forte di milioni di ingegneri sfornati dalle loro tante e nuove università>.
Alla base di tutto, però, continua Forchielli, occorre una forte motivazione, una voglia di lottare, una “rabbia” come quella che c’era da noi negli anni Cinquanta e Sessanta. E’ la motivazione che spinge migliaia di indiani a fare la calca per iscriversi all’Università perchè sanno che lì c’è il futuro, perchè è l’unico modo per uscire, loro e il loro paese, dalla povertà e dal sottosviluppo. E’ la stessa molla che spinge tanti cinesi a studiare piuttosto che perdere tanto tempo dietro un pallone o nelle discoteche. Per questo, continua, un giovane non può aspettare la fine del liceo per scegliere la facoltà o la fine degli studi universitari per decidere in quale settore andare a lavorare. Il proprio destino va progettato molto per tempo.
Altro tabù cha va infranto è quello della carriera ma qui a Imola. Oggi per lavorare bisogna essere pronti a girare il mondo.
Forchielli evita accuratamente di metterla in politica, ma fa un accenno alle aspettative riposte nei prossimi decreti del governo. <E’ inutile sperare nei vari decreti sullo sviluppo e simili. Lo sviluppo dipende da noi. Non dobbiamo chiedere niente allo stato, al massimo che rimuova qualche ostacolo. Ma la forza, la determinazione, l’intelligenza devono essere dentro di noi>.
In conclusione Forchielli propone una profonda modifica del modello educativo familiare e scolastico: meno protezione da parte delle famiglie, più disciplina, più impegno e rigore. In Cina, ricorda, <quando insegni c’è grande silenzio e attenzione. Al termine ti ringraziano per quello che hai trasmesso loro>. (Addetto stampa)